Benevento, città d'arte e di magia
Benevento, situata in un'amena vallata alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, fa da spartiacque tra il mar Tirreno e il mare Adriatico e, al tempo del dominio romano, segnava la diramazione delle strade che da Nord portano verso la Puglia e il Sud, tanto da meritare l'appellativo di "Regina viarum". Tre, infatti, erano le vie che passavano per Benevento: l'Appia, la Traiana e l'Egnazia. La leggenda vuole che il fondatore sia stato, intorno al 1200 a.C., Diomede, approdato dopo la distruzione di Troia sulle coste pugliesi. Recenti scavi in via Paga (poche centinaia di metri dall'hotel "Italiano") sembrano avvalorare tale ipotesi, visto che sono state scoperte ben quattro stratificazioni, la più antica delle quali viene fatta risalire a quell'epoca. Ma la presenza dell'uomo a Benevento è ancora più antica: i primi insediamenti risalgono al Paleolitico, come dimostrano gli utensili ritrovati nei pressi del ponte sul Calore.
Benevento è pure la città delle streghe. La leggenda nasce da episodi reali accaduti sotto il dominio Longobardo tra il VI e il IX secolo. Pare che, appena fuori dalle mura, i guerrieri longobardi organizzassero intorno ad un noce consacrato a Wotan, dio pagano, sabba e danze orgiastiche, spaventando i puritani abitanti locali. Le donne, così, apparvero ai loro occhi come streghe malefiche che danzavano "sopr'a l'acqua e sopr'u vient', sott'u noce 'e Beneviento". Il primo nome della città fu Maloenton (luogo della lana), punto d'incontro di greggi e commercianti di lana. Chiamata dai romani Maleventum, dopo la battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), divenne poi Beneventum, a seguito della vittoria su Pirro (275 a.C.).
Durante il periodo sannitico (IV e III sec. A.C.), l'insediamento urbano era posto alla confluenza dei due fiumi, come dimostrano recenti scavi in contrada Cellarulo. Il lungo dominio romano è testimoniato dall'Arco di Traiano, il più bell'arco trionfale romano del mondo, ornato da splendidi bassorilievi, che commemorano le imprese di questo imperatore; dal Teatro Romano, suggestivo luogo anche per odierne rappresentazioni trasmesse anche in Eurovisione e Mondovisione; dall'Arco del Sacramento, altro arco monumentale ora solo in laterizio; dal Ponte Leproso sul fiume Sabato.
Grandi resti di un tempio di Iside del I sec. D.C., l'obelisco della Dea e il Bue Apis testimoniano un rapporto tra Benevento e l'Egitto. Dal tempio provengono pure i reperti esposti nella sala di Iside del Museo del Sannio, a tutt'oggi il più consistente nucleo di sculture egigie e neoegizie mai rinvenuto fuori dell'Egitto. Del periodo longobardo è testimonianza la chiesa di S. Sofia, con la sua originalissima pianta poligonale concentrica, audace invenzione di un anonimo architetto della corte longobarda, basata sull'anomala inserzione di un esagono di colonne romane di spoglio (forse dal tempio di Iside) in un decagono di pilastri, contornato dal perimetro murario per metà stellare e per metà circolare con tre absidi (dal testo del prof. Elio Galasso). Alla chiesa di S. Sofia, in cui rimangono frammenti di affreschi dell'VIII secolo in diretto rapporto con la coeva cultura siriano-armena, è annesso un chiostro definito "il più bel poema Romanico del Sud".. Longobarda sono pure la chiesa di S. Ilario a Port'Aurea e le mura che circondano il centro storico, in cui sono inglobate iscrizioni e steli romani. La città era all'epoca (VIII-XI sec.) capitale dello stato longobardo del sud, aveva una scuola di filosofi, utilizzava un tipo di scrittura che si chiama appunto "beneventana" ed inoltre aveva elaborato una musica sacra del tutto originale che accompagnava le funzioni religiose e costituisce, oggi, materia di studio in tutti i conservatori del mondo.
Dal 1077 Benevento fu sottomessa allo Stato della Chiesa. Il Rettore Pontificio ebbe come sede la Rocca sin dal 1321. Fioriscono le chiese, tra le quali la Cattedrale, con le sue bellissime porte di bronzo lavorate a bassorilievi, ora restaurate e collocate all'interno. Il 3 settembre del 1860 l'ultimo Governatore pontificio, Edoardo Agnelli, lascia, con l'onore delle armi, la Rocca e con decreto di Giorgio Pallavicini del 25 ottobre dello stesso anno Benevento fu dichiarata Provincia d'Italia I movimenti insurrezionali, che scoppiarono all'indomani dell'ingresso di Benevento nel Regno d'Italia, furono repressi con una dura azione militare dalle truppe dei Bersaglieri al comando del generale Negri. Di questo periodo sono il monumentale Palazzo del Governo, la imponente caserma Guidoni e il bellissimo parco della Villa comunale, realizzato su progetto dell'arch. Alfred Denhart, già direttore dell'Orto Botanico di Napoli.
Oggi la città ha quasi settantamila abitanti, un'università e centri di ricerca, un conservatorio e, da trent'anni, ospita un festival teatrale di rilevanza internazionale ogni settembre : "Città spettacolo". Tra i prodotti locali è famoso il torrone e il liquore "Strega". Tra gli artisti beneventani affermati a livello internazionale ricordiamo lo scultore Mimmo Paladino, esponente della "Transavanguardia", che ha realizzato nel giardino dell'ex convento di San Domenico un'opera mirabile, l'Hortus Conclusus, che fonde insieme stupende sculture in bronzo dell'artista con le sculture della natura, alberi e piante, mentre l'acqua, con i suoi umidi gocciolii risuonanti, fa da viva musica di sottofondo.

